“Ci vuole un fisico”, regia di Alessandro Tamburini

“Ci vuole un fisico” è il corto low budget di Alessandro Tamburini, in lizza per la vittoria al David di Donatello. Scopriamolo in quest’intervista.

Finora dove ha trovato i protagonisti per le sue storie?

Fin dai miei primi lavori amatoriali, ho sempre fatto tutto da solo. Ho sempre cercato nei bar e nei casali di famiglie contadine romagnole, riuscendo a scovare per lo più gente anziana. Quei pochi che mi colpivano per una loro spiccata caratteristica o per l’esuberanza del loro carattere (diciamo pure anche per il tempo a disposizione) , li vedevo già come protagonisti del mio lavoro successivo e, riuscivo a cucirgli addosso la storia per un altro cortometraggio da lui interpretato.

È capitato che abbia cambiato idea su come procedere in fase di scrittura della sceneggiatura?

Sempre. Avendo lavorato finora in estrema indipendenza creativa, mi è sempre capitato di aver cambiato all’ultimo momento cose riguardanti la sceneggiatura. Nei film amatoriali, data l’estrema libertà, iniziavo a girare senza nemmeno avere un finale scritto. Ho sempre voluto rendere le battute veritiere nel film, a volte adattandole ai modi e ai dialetti dei personaggi del film. Talvolta (come per il caso di “Ci Vuole un Fisico”), abbiamo apportato anche modifiche al finale in fase di ripresa.

Quale corto di sua realizzazione offrirebbe come biglietto da visita ad un produttore cinematografico?

Direi proprio “Ci Vuole un Fisico”. Poi gli farei avere anche tutti gli altri, si capisce.

Quale fase lavorativa la impegna maggiormente?

La fase di scrittura, quella sì. Ma, in maggior misura direi proprio la fase delle riprese, visto che lì anche si scrive e si inventano cose seduta stante. E quelle cose sai che saranno definitive, quelle che lo spettatore vedrà sullo schermo.

Che rapporto hanno le generazioni digitali con il cortometraggio?

Certamente più superficiale di quello che potevano avere le generazioni passate della pellicola. Con il digitale a tutti è concesso fare un film e, perdonatemi, a volte in alcuni festival si è costretti a vedere certe s… (e mi fermo qua). Ma ritengo anche che questa estrema libertà che offre il digitale abbia anche il merito di far emergere nuovi talenti che, per mancanza di denaro, sono costretti a rimanere nell’ombra.

La selezione del casting come avviene?

Un po’ per strada, un po’ tra gli amici e attori del Centro Sperimentale di Cinematografia. Quando vedo una bella faccia, soprattutto di persone anziane, o un bel personaggio anticonformista e rugoso, non so resistere alla tentazione di chiedergli se fosse naturale qualora dovessi puntargli addosso la macchina da presa.

Il corto è ancora lo strumento di promozione per un regista emergente?

Penso proprio di sì. Alcuni corti si realizzano veramente con poco (a volte con budget veramente ristretti), e non è detto che vengano male, anzi.

È possibile, spinti dalla sola passione, realizzare un corto di successo?

Sì. Assolutamente sì. Peccato che i cortometraggi, specie in Italia, vengano poco presi in considerazione.

Quanto denaro è necessario per la realizzazione di un cortometraggio?

Secondo me, se già hai il materiale, puoi realizzarlo anche da solo E’ questo che permette il digitale in particolar modo. Chiaro che se hai qualche professionista che ti può seguire (un direttore della fotografia, un fonico ecc. il risultato non sarà più amatoriale e la tua opera potrà avere molte più opportunità ed accedere a molti più festival. In questi casi si parla di un migliaio di euro. Nel mio caso “Ci Vuole un Fisico” è costato in tutto 1300 euro, con una troupe ridotta di professionisti.

Le agenzie ed i festival nazionali che ruolo hanno oggi?

I festival nazionali hanno un ruolo importante. Alcuni festival minori (e ne ho visti tanti) dovrebbero incentivare maggiormente gli autori, non fermandosi soltanto a rilasciare una pergamena o una targa da mettere nel mobiletto. Serve qualcosa di più. Ovviamente parlo di un premio in denaro, ma non solo di questo. Anche un rimborso per il viaggio, il vitto e l’alloggio (in molti credono che il festival sia dietro l’angolo). E utilizzare vari canali per PROMUOVERE i cortometraggi inviati.