“Emilio”, il corto di Angelo Cretella

Si chiama Angelo Cretella ed è in gara con “Emilio”, al David di Donatello nella sezione corti. Conosciamolo meglio in quest’intervista, dai prossimi progetti ai sogni nel cassetto.

Cominciamo subito con la domanda di presentazione. Chi è …?

Mi chiamo Angelo Cretella, ho trentaquattro anni e quindi, almeno in Italia, sono considerato ancora giovane.
Dal 2008 insieme ad altri amici ho fondato la Blow Up Film con la quale abbiamo realizzato le nostre storie (http://blog.blowupfilm.org/)

Tre domande da appassionato: qual è il suo regista preferito e il film/cortometraggio che non smetterebbe mai di rivedere? Perché?

Domanda tremenda.
Mi sono laureato in Filosofia con una tesi sul cinema dei fratelli Dardenne riuscendo ad annoiare tutta la commissione. Mi piace il loro cinema, il loro modo di assediare il personaggio e mostrarcelo senza orpelli estetici.
Uno per tutti Rosetta.

Da dove nasce l’idea per un cortometraggio? Dove trova gli spunti per realizzare le sue opere?

Io vivo a Succivo, piccolo paese della provincia di Caserta, dove sono sepolti i resti dell’antica Atella e delle fabulae.
Anche Emilio, alias Vincenzo, vive lì e scorrazza sempre con il suo micro motorino in giro per il paese.
Insomma visto che nel paese non ci sono i tram di zavattiniana memoria, mi apposto in piazza fuori al Don Rafael Bar e prendo spunti.

La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese?

La cosa più facile è stare in armonia. Dal 2008 giro sempre con gli stessi professionisti che sono diventati grandi amici. Quella più difficile è salutarsi.

Corto è davvero più bello?

La domanda si presta ad un facile umorismo.
Un film breve è come un racconto che non è più bello del romanzo ma semplicemente diverso.
La differenza con il cinema è che spesso si è costretti, per ragioni produttive, a girare e a pensare corto.
Ma è una bella palestra che ti allena all’essenziale.

Qual è il suo stato d’animo quando, per necessità di lunghezza della pellicola, deve rinunciare ad una scena ben fatta?

Sono contento quando il film funziona nel suo insieme.
Poi magari mi faccio montare una versione più lunga, anche con le scene che per ragioni di tempo abbiamo dovuto tagliare, e quando posso faccio proiettare la mia personale versione.

Nell’ambito del cinema italiano, in che misura è possibile proporre delle nuove idee e quanto invece si deve venire a patti con i produttori e i gusti del grande pubblico?

Per il momento, purtroppo o per fortuna, non ho di questi problemi. I miei film sono quasi tutti realizzati in modo indipendente. Un “lusso” che quando si è piccoli ci si può permettere.
Sarei più indulgente con i produttori e molto meno con le distribuzioni (il plurale è forzato) che sono il vero problema del cinema italiano.

Non può mancare una considerazione per l’oscar di Paolo Sorrentino…

E’ stato emozionante ricevere da Los Angeles l’sms del grandissimo Luca Bigazzi, di cui si parla pochissimo, che mi annunciava la vittoria dell’oscar.
E’ una cosa bellissima per il cinema e per l’Italia anche se non mi incanta molto il baraccone dello star system americano.

Il David di Donatello è uno dei premi artistici nazionali più importanti. Cosa si prova ad essere inseriti tra i possibili vincitori della statuetta?

Emozione.
I premi o le candidature ti gratificano sempre e ti fanno capire che la strada, anche se ancora molto lunga, è quella giusta.

Prossimi progetti? Il sogno nel cassetto?

Il prossimo progetto si chiamerà Svanire, sarà girato a giugno e prodotto, come Emilio, grazie al crowdfunding (https://www.produzionidalbasso.com/pdb_3151.html ).
Il tema, quello della famigerata Terra dei Fuochi, ci riguarda drammaticamente da vicino.
Abbiamo deciso di trattarlo affondando le mani in quel perturbante freudiano che ha molto a che fare con questa triste vicenda.
Il sogno nel cassetto si chiama: “E’ ora di andare”, un lungometraggio che spero presto di poter realizzare.