Davide Tromba presenta “Lupo Teodoro”

Davide Tromba porta un tocco di colore e fantasia al David di Donatello. “Lupo Teodoro”, è questo il titolo del suo corto d’animazione. Diamo la parola al regista ed entriamo nel suo mondo.

Finora dove ha trovato i protagonisti per le sue storie?

Parlando di cinema di animazione, i protagonisti si trovano ovunque, per la strada, nelle canzoni o in un vecchio film comico in bianco e nero, l’importante è metterli in un contesto nuovo e fresco, per poi farli diventare unici e distinguibili.

È capitato che abbia cambiato idea su come procedere in fase di scrittura della sceneggiatura?

Certamente! E il processo precipita a cascata tutta la storia, ma più che di cambiamenti di scrittura, parlerei di cambiamenti di progettazione, in quanto la storia viene stesa e ristesa a pennellate larghissime per testarne il potenziale emotivo.

Quale corto di sua realizzazione offrirebbe come biglietto da visita ad un produttore cinematografico?

Probabilmente proprio questo di “Lupo Teodoro”, in quanto ho cercato di abbinare spettacolarità ad un pizzico di autorialità, che spero lo renda gradevole non solo ai bambini ma anche agli adulti, non dimenticando che tutti noi abbiamo un occhio di riguardo per le belle immagini, che queste siano quadri, fotografie o illustrazioni.

Quale fase lavorativa la impegna maggiormente?

Direi la realizzazione tecnica che nel caso dell’animazione è sempre lunga e spesso cieca. Di fatti, se tutto quello che si è elaborato fin dal soggetto ha avuto un senso, lo sappiamo solo dopo alcuni mesi di lavoro. La regia così diventa una maratona, dove perdere la direzione può avere effetti non troppo piacevoli.

Che rapporto hanno le generazioni digitali con il cortometraggio?

Direi, ottimo per quanto ne so, il digitale è un maniera di porsi prima ancora che un fantastico mezzo di distribuzione. L’accessibilità diventa mondiale grazie alle generazioni digitali che agiscono da vere e proprie api con il polline dei cortometraggi e le opportunità di visibilità si moltiplicano esponenzialmente.

La selezione del casting come avviene?

Uhmm… ehmmm… nel nostro caso parliamo di character design. Per arrivare al risultato voluto, si ricerca per settimane per trovare le forme, i colori e le proporzioni che meglio si prestano alla storia, nel caso di Lupo Teodoro, al casting ci ha pensato un disegnatore eccezionale molto amato dal pubblico italiano, ma questa è una piccola sorpresa che verrà svelata a breve!

Il corto è ancora lo strumento di promozione per un regista emergente?

Per l’animazione, sicuramente si, per via dei costi di produzione e dello sforzo che ci vuole per produrre un minuto di film. Per il girato, grazie alle tecniche digitali, si trovano sempre più lungometraggi come opere prime , spesso sono film validissimi “di genere” che stanno creando un fantastico sottobosco indipendente nel panorama italiano.

È possibile, spinti dalla sola passione, realizzare un corto di successo?

Di sicuro ce ne vuole tanta anche nel caso di film di commessa o parzialmente finanziati, comunque io penso che il primo corto deve venire tutto dalla passione se si vuole portare il film ad essere notato tra migliaia di altri corti.

Quanto denaro è necessario per la realizzazione di un cortometraggio?

Non saprei dire, credo che in mancanza di fondi, il valore più importante è l’entusiasmo e la disponibilità dei promotori del corto che devono saper coinvolgere cast e crew a livello collettivo. Se ci sono questi presupposti anche poche migliaia di euro possono creare un corto di livello qualitativo assoluto.

Le agenzie ed i festival nazionali che ruolo hanno oggi?

Nel mio caso i festival stanno fungendo da cassa di risonanza molto importante per quello che è il day by day lavorativo. Altro fattore molto importante è il credito che viene attribuito ad un corto finalista di un festival riconosciuto, in quanto, spesso, passato questo stadio, l’apprezzamento del film diventa una questione soggettiva e non più oggettiva.