“Senza fili”, regia di Giuseppe Costantino

È un giovane regista calabrese, ed è in gara al David per portare il suo cinema in alto. È Giuseppe Costantino, e proverà a centrare la cinquina col suo corto “Senza fili”. Conosciamolo meglio.

Cominciamo subito con la domanda di presentazione. Chi è …?

Giuseppe Costantino è un ragazzo di 30 anni, nato e cresciuto a Catanzaro con la passione del cinema per colpa del nonno materno, con cui fin da quando avevo 6 anni ho passato interi pomeriggi a guardare film come “Vertigine”, “Fedora” e “Marcellino pane e vino”.
Nel 2005 dopo essermi laureato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria, ho deciso con sommo stupore di parenti e amici di trasferirmi a Roma per inseguire il mio sogno, fare il regista.

Tre domande da appassionato: qual è il suo regista preferito e il film/cortometraggio che non smetterebbe mai di rivedere? Perché?

In realtà ho due registi preferiti, che non potrebbero essere più diversi tra loro, Stanley Kubrick e Woody Allen.
So che da aspirante cineasta dovrei tirar fuori titoli storici per rispondere alla domanda qual è il film che non smetteresti mai di vedere, però se devo essere sincero il film che non smetterei mai di guardare, che mi distrae e mi estranea dal mondo è “Chi più spende più guadagna”, una piccola commedia del 1985 con Richard Pryor e John Candy. Mi piace riguardarlo spesso forse perché a volte mi rendo conto che aver fatto di una passione uno stile di vita e un modo di essere mi fa sentire come Richard Pryor nel film.

Da dove nasce l’idea per un cortometraggio? Dove trova gli spunti per realizzare le sue opere?

Premetto, io sono una persona molto curiosa, i miei amici dicono che noto tutto, qualsiasi cosa. Quindi credo che almeno per me l’ispirazione per un cortometraggio ma più in generale per le mie storie, venga dalla realtà, spesso mi sorprendo a guardare qualcuno in metro e, in base a com’è vestito o osservando i suoi gesti, immagino la sua vita, la sua storia appunto.

La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese?

Prima di essere un regista sono un Assistente alla regia e da poco un Aiuto Regista e posso tranquillamente dire che di facile per un regista su un set non c’è nulla.
Mi è capitato di vedere registi sul set a fine giornata sfiancati, perché essere il punto di riferimento di un’intera troupe non è per niente facile.
A mio avviso la cosa difficile durante le riprese è il rapporto con il cast artistico. Mi rendo conto che spiegare a qualcuno la tua idea, fare in modo che la faccia sua è molto complicato.

Corto è davvero più bello?

Ho sempre pensato che il cortometraggio sia un’ottima palestra.
Però l’idea di avere un film mio, di avere 90 minuti circa per raccontare qualcosa che ho in mente mi piace molto di più.

Qual è il suo stato d’animo quando, per necessità di lunghezza della pellicola, deve rinunciare ad una scena ben fatta?

Per prima cosa cerco di corrompere la produzione promettendo di tutto, taglio quella scena, domani giro di meno, rinuncio al gatto in quell’altra, poi quando mi rendo conto che non c’è niente da fare, come quando una mamma o un papà devono punire il figlio per qualcosa che ha combinato, anche se non mi va di farlo lo faccio.

Nell’ambito del cinema italiano, in che misura è possibile proporre delle nuove idee e quanto invece si deve venire a patti con i produttori e i gusti del grande pubblico?

In Italia il rapporto con i produttori è sempre un po’ di amore e odio, quindi per avere quello a cui tieni veramente quello che giudichi vitale per il tuo corto/film devi cedere su qualcosa. A me sinceramente non piace pensare al grande pubblico, in una società in cui tutti hanno paura di essere giudicati, noi artisti abbiamo il coraggio di metterci a nudo di esporci… Almeno dateci la possibilità e l’onestà intellettuale di essere noi stessi!

Non può mancare una considerazione per l’oscar di Paolo Sorrentino…

Amo il cinema di Sorrentino ma “La grande bellezza” non mi ha colpito particolarmente, detto questo ben venga l’Oscar e tutto quello che può riportare il Cinema Italiano in primo piano!

Il David di Donatello è uno dei premi artistici nazionali più importanti. Cosa si prova ad essere inseriti tra i possibili vincitori della statuetta?

Un riconoscimento per tutti i sacrifici fatti e un incentivo a fare ancora meglio la prossima volta.
Come diceva Enzo Ferrari “La migliore Ferrari che sia mai stata costruita è la prossima”.

Prossimi progetti? Il sogno nel cassetto?

Spero un film di cui però non parlo per scaramanzia.