Raffaello Sasson alla regia di “Frammenti”

 
Viene da Roma ed è un regista di professione. Stiamo parlando di Raffaello Sasson, al David con il corto “Frammenti”. Un lavoro di squadra, che coinvolge sin da subito diverse professionalità. Ascoltiamolo.

Finora dove ha trovato i protagonisti per le sue storie?

Nelle mie storie ho sempre raccontato di gente ordinaria a cui succedono cose straordinarie. Quando la giornalista Elettra Ferraù mi ha offerto di tradurre in immagini il soggetto che aveva scritto sono rimasto affascinato da questi due protagonisti così vicini eppure così lontani. Ho subito pensato a Francesca Stajano e Federico Scribani con cui avevo già lavorato in passato. Insieme funzionano e sullo schermo si vede.

È capitato che abbia cambiato idea su come procedere in fase di scrittura della sceneggiatura?

Si, perché questa volta non lavoravo su un mio soggetto. Ho incontrato e parlato a lungo con Elettra Ferraù. Una volta avute tutte le informazioni necessarie ho poi scritto la sceneggiatura. Questa volta durante la scrittura avevo una persona di riferimento con cui dialogare ed è stata un’esperienza positiva.

Quale corto di sua realizzazione offrirebbe come biglietto da visita ad un produttore cinematografico?

Ovviamente “Frammenti” per l’emozioni che riesce a produrre. Ma devo anche dire Hard Boiled – Appuntamento alla 11 in punto, thriller psicologico ambientato in Alabama con imprevedibili colpi di scena che ho girato in pellicola.

Quale fase lavorativa la impegna maggiormente?

Sicuramente la fase di pre-produzione mi ha impegnato molto anche perché Frammenti è stato girato quasi tutto in trasferta a Gallipoli in Salento. Dunque scegliere le location e mettere i vari capi reparto nella condizione di lavorare al meglio non è stato facile. Ma Gallipoli riesce a dare un’atmosfera unica al film e sono contento della mia scelta.

Che rapporto hanno le generazioni digitali con il cortometraggio?

È molto bello che oggi tutti grazie al digitale possano esprimere la loro creatività. Ma per come la vedo io impugnare una telecamera non è sufficiente per essere registi a tutto tondo. A mio modo di vedere bisogna soprattutto studiare. Il cinema è un linguaggio che va appreso con la pratica ma anche con la teoria. Una volta che le tue basi sono solide allora ti puoi esprimere alla grande.

La selezione del casting come avviene?

Il casting è una fase molto delicata della lavorazione di un film. Con Francesca Stajano e Federico Scribani avevo già lavorato in passato e sono stati scelti perché erano giusti per i personaggi che dovevano interpretare. Poi Francesca mi ha presentato l’attrice Paola Sebastiani e ovviamente, visto il suo ottimo curriculum di teatro e cinema, non è stato necessario farle il provino ma abbiamo parlato a lungo del suo personaggio.

Il corto è ancora lo strumento di promozione per un regista emergente?

All’estero sì, ma in Italia purtroppo no. Sono ancora troppo pochi i registi che dopo aver realizzato un buon cortometraggio riescono a fare il salto nel lungo. In America invece è la regola. Questa è colpa anche di produttori che oggi rischiano sempre di meno. Il talento c’é ma bisogna impegnarsi a cercarlo. Quanti produttori vedete in giro per i festival di corti in cerca di registi di talento?

È possibile, spinti dalla sola passione, realizzare un corto di successo?

La passione e l’entusiasmo sono fondamentali per riuscire in qualsiasi campo della vita. Secondo me però per realizzare un corto di successo oltre alla passione servono anche la competenza e la preparazione. Senza non si va lontani. Il cinema è un’arte difficile e complessa e nulla può essere lasciato al caso.

Quanto denaro è necessario per la realizzazione di un cortometraggio?

Ho visto realizzare corti con poche centinaia di euro e ho visto in passato corti realizzati anche con cento milioni delle vecchie lire. Non esiste una regola ma oggi con il digitale si possono realizzare ottimi corti con troupe leggere e costi contenuti. Bisogna essere abili ad assegnare ad ogni reparto la giusta quantità di denaro per poter farli lavorare al meglio delle loro possibilità. Per questo il preventivo di spesa è uno strumento fondamentale.

Le agenzie ed i festival nazionali che ruolo hanno oggi?

Le televisioni non hanno all’interno del loro palinsesto programmi di corti e le sale cinematografiche non hanno il coraggio di proiettare corti prima dei film. A questo punto per il cineasta i festival sono l’unico termometro possibile per capire che tipo di emozioni il suo corto ha suscitato nel pubblico. Attualmente in Italia i festival sono l’unico canale distributivo per i cortometraggi e un grande business per chi li organizza.