“Nella tasca del cappotto”, di Marco di Gerlando

Vedere il mondo con gli occhi di un bambino. È quello che ha fatto Marco Di Gerlando con il suo corto “Nella tasca del cappotto”. Conosciamolo meglio, e scopriamo insieme il suo ritorno alla visione fiabesca dell’infanzia.

Che vuol dire girare un cortometraggio oggi?

vuol dire sperimentare, creare un piccolo film che oggi attraverso il web può essere visto anche dal mondo intero. Vedo il cortometraggio come un’ottima palestra in vista di un possibile lungometraggio, un passaggio necessario a mio avviso per tutti i registi esordienti.

Quale tipologie cinematografiche vengono meglio rappresentate da un cortometraggio?

A mio avviso si possono rappresentare tutte le tipologie cinematografiche.
Oggi attraverso la tecnologia digitale è possibile anche creare piccoli Kolossal, effetti speciali straordinari.

Quale corto di sua realizzazione offrirebbe come biglietto da visita ad un produttore cinematografico?

“Nella Tasca del Cappotto” senza ombra di dubbio.
È un corto sul quale ho investito molto e in cui credo tantissimo. Ho sempre desiderato raccontare una storia delicata e nello stesso tempo molto forte solo ed esclusivamente dal punto di vista di un bambino. La visione fiabesca del reale che possiedono i bambini, a mio avviso, è un elemento di forte impatto emotivo e di straordinaria originalità.

Quale fase lavorativa la impegna maggiormente?

Sicuramente la pre-produzione. Quando si lavora con budget bassissimi, vicinissimi allo zero, spesso e volentieri ti tocca ricoprire varie mansioni: dall’organizzazione generale alle riprese, dal montaggio alla distribuzione festivaliera. La passione è forte e si cerca di fare tutto con grande entusiasmo e con il massimo della professionalità.

Che rapporto hanno le generazioni digitali con il cortometraggio?

Il digitale ha segnato un passo importantissimo per il cinema indipendente.
Oggi si trovano in commercio videocamere e fotocamere dalla qualità straordinaria a prezzi molto contenuti, software di montaggio altamente professionali che offrono infinite possibilità di “costruzione” del prodotto filmico. Credo che oggi, proprio grazie al digitale, sia possibile mettere in piedi un film vero e proprio con pochissimi mezzi ma di qualità elevatissima.

La selezione del casting come avviene?

Solitamente parto già con un’idea ben precisa sulla persona che dovrà andare ad interpretare il ruolo/i del mio/miei personaggi.
Mi è capitato anche di organizzare casting e la prima cosa che guardo in assoluto è la motivazione della persona che ho davanti a prendere parte al progetto.

Il corto è ancora lo strumento di promozione per un regista emergente?

Credo di sì, il cortometraggio rappresenta un ottimo biglietto da visita per le case di produzione italiane ed estere. Oggi attraverso il web è possibile mettersi in contatto con il mondo e questo credo possa rappresentare una grandissima occasione per i registi in cerca di fondi.

È possibile, spinti dalla sola passione, realizzare un corto di successo?

La passione è tutto, è la base della vita, se manca quella è inutile fare le cose secondo me.
Dà forza e stimoli sempre nuovi, quindi la mia risposta è sì, anche solo armati di passione si può creare un cortometraggio di successo.

Quanto denaro è necessario per la realizzazione di un cortometraggio?

Dipende dalla storia che si vuole raccontare, da chi collabora con te, da che tipo di regia hai in testa.
Non si può quantificare un costo preciso, credo che si possano trovare infinite soluzioni di produzione oggi.

Le agenzie ed i festival nazionali che ruolo hanno oggi?

Rappresentano delle vetrine importanti, per un autore partecipare ad un festival è sicuramente costruttivo e molto interessante, spesso si ha l’opportunità di incontrare, tra i giurati, grandi maestri del circuito cinematografico nazionale che commentano il tuo film e ti danno consigli per migliorare. Un aspetto fondamentale è anche il confronto con altri autori, mi è capitato che, con alcuni di loro, siano nate bellissime collaborazioni e forti amicizie.