“Io vedo i mostri”, il corto di Federico Alotto

Federico Alotto è al David con “Io vedo i mostri”. Lo presenterà nella sezione corti, prima di volare oltreoceano per un importante appuntamento. Conosciamolo meglio con quest’intervista.

Cominciamo subito con la domanda di presentazione. Chi è…?

Classe 1984, , laureato in Conservatorio in tromba, compositore e direttore d’orchestra. Sono regista autodidatta. Ho usato la mia formazione musicale come metodo di lavoro per i miei lavori cinematografici, cercando di creare un metodo personale che condivido con il mio staff ed i miei attori.

Tre domande da appassionato: qual è il suo regista preferito e il film/cortometraggio che non smetterebbe mai di rivedere? Perché?

Ovviamente non ho un singolo regista o un singolo film preferito. Posso però dire che Lars Von Trier è forse uno dei registi che mi affascinano di più. Mentre uno dei miei film icona è “Gran Torino” di Eastwood.

Da dove nasce l’idea per un cortometraggio? Dove trova gli spunti per realizzare le sue opere?

Principalmente le idee dei miei film nascono durante lunghe sessioni di ascolto musicale. Magari mentre sto viaggiando con l’ipod nelle orecchie, o camminando ascoltando musica. Inizio ad immaginare singole scene, prive di contesto e certe volte prive di senso. Se nei giorni seguenti continuo a ripensare a queste scene e non me le sono dimenticate, allora inizio a costruire nella mia testa una storia. Comunque tutto parte sempre dalla mia immaginazione.

La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese?

Non esiste nulla di facile durante le riprese. Nemmeno mangiare (di solito non mi fermo nemmeno per quello durante una sessione). Il momento più difficile invece è sempre quando devi trasformare l’ imprevisto in una soluzione migliore dell’ idea originale.

Corto è davvero più bello?

Il sogno di ogni regista di cortometraggi è giustamente vedere il suo primo lungometraggio al cinema. Però il cortometraggio per me non è solo una “palestra” come tanti ritengono. È un genere. Ma in Italia non esiste un vero mercato di cortometraggi…

Qual è il suo stato d’animo quando, per necessità di lunghezza della pellicola, deve rinunciare ad una scena ben fatta?

Per mia etica, non ci rinuncio. Piuttosto taglio i titoli di coda…

Nell’ambito del cinema italiano, in che misura è possibile proporre delle nuove idee e quanto invece si deve venire a patti con i produttori e i gusti del grande pubblico?

Non mi sono ancora confrontato con grossi produttori. Quindi non posso ancora dire come sia venire a patti con la produzione. Certamente posso dire che con un produttore posso scendere a compromessi. Con il gusto del pubblico no…

8. Non può mancare una considerazione per l’oscar di Paolo Sorrentino…

Secondo me un Oscar assolutamente meritato. La cosa che mi ha lasciato di sasso è la reazione del “grande pubblico italiano”. Circa l’80% delle persone a cui ho chiesto se era piaciuto “La grande bellezza” mi ha risposto di no. La motivazione? Non l’ aveva capito…

Il David di Donatello è uno dei premi artistici nazionali più importanti. Cosa si prova ad essere inseriti tra i possibili vincitori della statuetta?

Anche questo è un bel sogno. Anche solo rientrare nella cinquina finalista.

Prossimi progetti? Il sogno nel cassetto?

Sto per partire per il Beverly Hills Film Festival, dove il mio corto è rientrato nella selezione ufficiale. Lì proporrò il mio nuovo lavoro ad alcuni produttori che mi stanno aspettando. Non posso dire nulla sul prossimo film… posso solo dire che voglio realizzare il mio primo lungometraggio e che è già stato girato un trailer da allegare alla sceneggiatura. Un trailer che effettivamente ha lasciato a bocca aperta anche me una volta terminato…In Italia abbiamo dei giovani professionisti davvero di grande talento, ed è un peccato che siano le produzioni estere a contattarci e non quelle di casa.