“America”, regia di Alessandro Stevanon

 

È il regista di “America”, si chiama Alessandro Stevanon ed è nella sezione corti del David 2014. Scambiamo qualche parola con lui per conoscerlo meglio.

Finora dove ha trovato i protagonisti per le sue storie?

Tutto nasce dall’incontro, a volte casuale, tra me, il personaggio, il suo ambiente e i fatti che solamente la vita è in grado di inventare. Piccoli e grandi uomini con la forza delle loro esperienze.

È capitato che abbia cambiato idea su come procedere in fase di scrittura della sceneggiatura?

Molto spesso. Cerco di farmi sorprendere dalla vita e dalle sue storie. Cerco di stupirmi di fronte agli eventi, di affrontare la realtà senza presupposti o pregiudizi di sorta. Per me è importante azzerare le mie convinzioni e cercare di ripartire guardando le cose da una nuova prospettiva.

Quale corto di sua realizzazione offrirebbe come biglietto da visita ad un produttore cinematografico?

L’ultimo. Ogni lavoro è frutto delle precedenti esperienze professionali ed umane e l’ultimo è la loro somma. Rappresenta dove sono arrivato finora: il punto di arrivo della mia crescita, il punto di partenza per continuare a crescere.

Quale fase lavorativa la impegna maggiormente?

La difficoltà di trovare finanziamenti rimane il momento più delicato per chi, come me, produce i propri lavori. Questa fase è sempre stata la parte più impegnativa e, solitamente, anche la più lunga.

Che rapporto hanno le generazioni digitali con il cortometraggio?

Da una parte, la democrazia digitale ha reso accessibili a tutti nuovi mezzi che garantiscono facilità di produzione, divulgazione e fruibilità immediata delle proprie opere. Dall’altro, ha favorito un linguaggio molte volte disorganizzato e disgrafico che difficilmente riesce a raccontare con efficacia una storia. Nella preparazione di un progetto cinematografico è necessario avere la consapevolezza di quello che possono fare i mezzi tecnici e saper che questi sono solo un mezzo di espressione.

La selezione del casting come avviene?

Occupandomi soprattutto di cinema del reale, scelgo, a prima vista, i personaggi che mi trasmettono quel modo particolare di affrontare la vita ma al tempo stesso universale. Cerco nei miei personaggi quel valore e quel senso universalmente umano delle loro storie, spesso sospese tra realtà e illusione.

Il corto è ancora lo strumento di promozione per un regista emergente?

Per chi vuole iniziare a fare cinema, il cortometraggio è sicuramente un’ottima palestra. I numerosi festival “dedicati” in tutto il mondo, anche di altissimo livello, rappresentano una possibilità oggettiva di farsi “vedere”, e non solo dagli addetti ai lavori, di emergere. il corto non è più un prodotto minore. Piuttosto, un “genere” sdoganato e considerato a tutti gli effetti un film che, per scelta stilistica, racconta una storia in pochi minuti.

È possibile, spinti dalla sola passione, realizzare un corto di successo?

Il cinema è una vocazione, non solo un mestiere. Impegno, dedizione, tante esperienze sono gli elementi indispensabili per fare bene. Credo che passione e costanza siano caratteristiche che debbano essere alla base di tutte nostre scelte artistiche. Il riconoscimento per il proprio lavoro deve diventare nuovo stimolo, quella linfa vitale per rincorrere altri orizzonti.

Quanto denaro è necessario per la realizzazione di un cortometraggio?

Più che la quantità, il problema è dove trovarlo. Può essere un prodotto low cost, può bastare una grande idea a costo zero, non c’è un minimo né un massimo. Sono troppi gli elementi che concorrono a stabile il budget necessario. Essendo produttore dei miei lavori, procedo sempre tenendo ben presente le risorse finanziarie a mia disposizione, aiutandomi a volte con “speculazioni creative” che possono aiutarmi a restare nel budget senza penalizzare il risultato finale.

Le agenzie ed i festival nazionali che ruolo hanno oggi?

Per esperienza personale, ritengo che i festival siano un grande volano per presentare e diffondere i propri lavori, rappresentando esperienze fondamentali e occasioni di crescita e di confronto. A partire dalle piccole rassegne nei cineclub ai grandi appuntamenti internazionali è possibile accompagnare le proprie opere e, soprattutto, condividere opinioni con altri registi, addetti ai lavori e pubblico.